OGGI TORNATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO

di Antonio Sereno

La legge 24 novembre 2006, n. 286, all’art.

2, punto 98, ha statuito che le funzioni in materia turistica siano esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel quadro del riordinamento della PA disposto dal Governo Prodi.

Notiamo che con questa norma si ritorna agli inizi del 900, quando il regime fascista, prima di devolvere la materia al Ministero della cultura popolare, esercitò il controllo del settore attraverso la Presidenza del Consiglio poiché desiderava imprimere la massima spinta possibile al turismo  considerato strumento di progresso economico e sociale del paese. Nel tempo, infatti, il comparto è stato gestito dalla Presidenza del Consiglio nei momenti di  crisi quando era necessario un maggiore impulso anche perchè la materia, data la sua importanza e trasversalità, necessitava di una guida autorevole e policentrica. L’intervento del Governo nel campo turistico risale al 1931, quando con Regio decreto legge 23 marzo n. 371, fu istituito un Commissariato preposto alla direzione e al coordinamento di tutte le attività nazionali concernenti il turismo: fu precisato che al Commissariato spettava l’azione di governo in materia. Nel 1934 le attribuzioni del Commissariato furono devolute al Sottosegretariato di Stato per la stampa e la propaganda, organo della Presidenza, e venne istituita la Direzione generale per il turismo. Nel 1935, con  Regio decreto n. 1009, il Sottosegretariato diveniva  Ministero per la stampa e la propaganda e successivamente,  nel 1937,  Ministero della cultura popolare:  il turismo lasciava la Presidenza del Consiglio per essere gestito dall’Amministrazione più importante, probabilmente, fra tutte quelle dell’epoca poiché aveva in carico la promozione dell’Italia e del regime fascista di fronte al mondo intero.

All’epoca furono istituite le Stazioni di cura, gli Enti provinciali, l’imposta di soggiorno, l’obbligo di denuncia per tutti loro che alloggiavano nelle strutture ricettive, il contributo speciale di cura e fu imposto un prelievo sulle arti, professioni ed esercizi, che operavano nelle località dichiarate stazioni di cura, soggiorno e turismo onde finanziare gli enti che dovevano provvedere allo sviluppo del settore.

Nel 1943, con la scomparsa del Ministero della cultura popolare, le competenze turistiche furono demandate al Sottosegretariato di Stato per l’Interno mentre nel 1944 fu istituito, alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un Sottosegretariato della stampa e le informazioni che doveva occuparsi della materia, finché il 12 settembre 1947, un Decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato non istituì un Commissario per il turismo alle dirette dipendenze della Presidenza.

Il processo termina, per così dire, con la legge 31 luglio 1959, n. 617, istitutiva del Ministero del turismo e dello spettacolo, quando viene diminuendo l’ attività centrale poiché si afferma l’ autonomia regionale che porta al trasferimento agli enti locali delle funzioni in materia turistica nel 1972, perfezionato nel 1977.

Nonostante la meritoria azione svolta dal Ministero, la spinta federalista creò una notevole conflittualità che non fu risolta neppure dalla nuova Legge-quadro, travolta dalla riforma del 18.10.2001, quando fu riscritto l’Art. 117 della Carta Costituzionale e si fecero più ampi i poteri degli organi locali in materia turistica.

Nel 1993 il Ministero del Turismo e dello Spettacolo era stato nel frattempo soppresso e l’azione a favore del turismo era proseguita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con la creazione di un apposito Dipartimento che si sforzò di contemperare le esigenze di funzionalità e di federalismo.

Gli Enti locali, tuttavia, non accettarono una regia della materia che ritenevano di loro esclusiva competenza mentre vedevano come unico punto di riferimento la Conferenza unificata Stato-Regioni-Province autonome.

Il Governo decise, quindi, di trasferire il turismo al Ministero dell’Industria, anche a seguito dell’abbandono della vetusta concezione del turismo come appartenente alla sfera dei servizi;  il Dipartimento si ritrasformò in Direzione Generale e tale assetto mantenne anche quando il Ministero dell’Industria divenne Ministero delle Attività Produttive.

Si può affermare che, mentre si effettuava questo ultimo passaggio, la migliore dottrina già lo riteneva assolutamente inadeguato e si palesava l’esigenza di un punto di riferimento più autorevole ed efficiente, anche perché la Conferenza Stato/Regioni non ha mai avuto al suo interno un Comitato speciale che si occupasse a tempo pieno ed esclusivo del turismo, affrontato di volta in volta sull’onda di urgenze od esigenze straordinarie.

Si iniziò a parlare di un’Authority per il turismo;  si fece osservare che non c’era solo il problema del mercato interno, ma anche quello della promozione all’estero, per cui si studiò la riforma dell’ENIT, sollecitando le sinergie con tutti gli altri Enti –ICE, etc.- che sostengono il prodotto italiano all’estero.

Giungiamo quindi al decreto fiscale di accompagno alla finanziaria 2007 che istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del turismo, articolato in due Uffici dirigenziali di livello generale che subentra nelle funzioni della Direzione Generale del Turismo.

Il decreto afferma, inoltre, che alla Presidenza sono trasferite le risorse finanziarie, nonché le dotazioni strumentali e di personale della soppressa Direzione Generale del Turismo del Ministero delle Attività Produttive.

Dobbiamo ricordare che, nel frattempo, con legge 14 maggio 2005, n. 80, il Governo ha provveduto alla riforma dell’ENIT, trasformato in Agenzia nazionale del turismo con il compito di promuovere l’immagine unitaria dell’offerta turistica nazionale e favorirne la commercializzazione.

Contestualmente, al fine di assicurare il coordinamento stabile delle politiche di indirizzo del settore turistico in sede nazionale e la sua promozione all’estero, il Governo ha istituito il Comitato nazionale per il turismo per orientare l’azione di sostegno sul territorio ed indirizzare l’attività dell’Agenzia nazionale nella promozione all’estero.

Il Comitato nazionale è formato dai vertici delle amministrazioni interessate al turismo, dal Presidente della Conferenza Stato-Regioni e dai rappresentanti degli organi locali indicati dalla Conferenza, nonché dalle principali associazioni di categoria e dalle Camere di commercio.

Come facile intendere l’assetto del turismo è ritornato alla Presidenza leader e ad un organismo-regista che tiene conto dei nuovi attori (Regioni) del turismo italiano.

Nell’attuale situazione in cui, appunto, si sente fortemente l’esigenza di coordinare i 21 centri del potere locale, sia per quel che concerne l’assetto interno del settore, sia per quel che riguarda la promozione all’estero – che tra l’altro è bene sia svolta in nome dell’Italia – l’azione della Presidenza del Consiglio appare utile a superare le difficoltà scaturenti dalle rivendicazioni regionali, anche perché gli organi locali sono rappresentati ampiamente nel Comitato Nazionale che affianca la Presidenza nel governo del turismo italiano.

Se si aggiunge che anche l’ENIT- Agenzia è incardinato in questo meccanismo operativo, non possiamo che essere soddisfatti per questo ritorno all’antico, per così dire, perché può segnare, ancora una volta, il necessario momento di maggiore impulso per il nostro mercato turistico aggredito da una forte concorrenza e in difficoltà per i costi elevati e, in certo qual senso, nei confronti delle valute ancorate al dollaro, dal notevole rialzo della moneta europea.

La Presidenza del Consiglio dovrebbe quindi impegnarsi al massimo e ne ha certo la capacità e possibilità anche se dobbiamo registrare nel Dipartimento un senso di disagio e di diffuso malcontento che ha spinto il personale in agitazione.

Infatti, in base al principio della riforma della PA, non può esserci alcun aumento della spesa pubblica per effetto della riforma stessa e quindi allo sparuto gruppo di circa quaranta elementi provenienti dalla Direzione Generale del turismo del  Ministero delle Attività Produttive, non potrebbero essere corrisposti gli emolumenti previsti per il personale della Presidenza.

Tra l’altro dobbiamo rilevare, a parte l’esiguità del numero degli addetti, che trattasi di elementi di elevatissima professionalità anche perché sono ormai soltanto loro la memoria storica dell’amministrazione del turismo italiano: trattasi di dipendenti che già facevano parte del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, che hanno vissuto la realtà di due leggi quadro sul turismo e che conoscono molto bene tutti i meccanismi operativi dello Stato e delle Regioni in questa delicatissima materia.

Ma ad avviso di chi scrive v’è da considerare un altro fattore: la spesa pubblica non aumenta certo per la corresponsione di indennità che per il 90% appartengono alla parte variabile della retribuzione dovuta ai pubblici dipendenti, come nel caso delle indennità della Presidenza, che non possono, inoltre, essere negate, in ogni caso, a fronte dei maggiori impegni e degli orari più estesi che il personale è tenuto ad osservare.

Inoltre, la stessa norma prevede il ripiano attraverso gli avvicendamenti del personale.

Si tratta di una vecchia storia poiché già in passato, transitando dal soppresso Ministero del Turismo alla Presidenza, il personale incontrò le stesse resistenze superate attraverso un procedimento giudiziario.

Perché dunque ripetere l’errore e non considerare invece questa spesa come un investimento necessario per ottimizzare il mercato turistico italiano?